Storia

Distante
34 km da Modena (lungo la statale 12, in direzione di
Verona) questa cittadina della bassa modenese mantiene
ancora nella pianta ottagonale tracce della sua struttura di
città-fortezza rinascimentale. Intorno a Piazza Costituente,
nucleo centrale e di riferimento dell'intero centro
cittadino,
si innalzano i fabbricati, in parte
originali ed in parte ricostruiti, facenti parte dell'antico
grande complesso del Castello dei Pico. Il Castello, dopo un
periodo di decadenza iniziato nei primi decenni del
settecento, è stato completamente restaurato e il 4 giugno
2006 è stato riaperto al pubblico. Il nucleo storico di
Piazza Costituente è completato dal Palazzo della Ragione,
in stile tardo gotico, dal quattrocentesco Palazzo Bergomi e
dal Palazzo Comunale (1468, ma molto restaurato
nell’Ottocento).
A partire dal 1310 fu la capitale della
Signoria dei Pico (tra i quali è notissimo Giovanni II Pico
della Mirandola, umanista e scienziato del Quattrocento),
Mirandola passò al dominio estense soltanto nel 1711. Nel
corso della sua storia Mirandola fu oggetto di due celebri
assedi, il primo (1510) ai tempi di papa Giulio II, il
secondo sotto Giulio III, nel 1551, che costituì
l'ambientazione di un romanzo del modenese Antonio Saltini.
La decadenza della cittadina è segnata
anche dalla sciagura di un fulmine che nel 1714 fece
esplodere la polveriera e con essa buona parte del castello
che costituiva la Reggia dei Pico: l’attuale torrione, che
si affaccia su Piazza Costituente al centro della città, è
in gran parte una ricostruzione novecentesca, che reintegra
l’originale portico seicentesco e la facciata della Galleria
Nuova.
Da visitare la gotica chiesa di San
Francesco (1400) che custodisce le arche pensili dei Pico.
Celebre quella di Prendiparte, opera di Paolo di Jacomello
dalle Masegne (sec. XIV). In via Montanari la barocca chiesa
del Gesù (1690) ricca di arredi lignei della scuola di
intagliatori del legno attiva a Mirandola nella seconda metà
del '600. Notevoli le due grandi ancone nei transetti. Nella
Piazza del Duomo la quattrocentesca Collegiata conserva due
preziose ancone lignee dorate opere della scuola di Paolo
Bonelli e due pale d'altare di Sante Peranda.
Degna di nota è la versione della Divina
Commedia di Dante parafrasata in dialetto mirandolese da
Gianni Bellini (imprenditore "storico" del biomedicale).