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Comune
di
Bolsena

Provincia di
Viterbo

Regione
Lazio
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Bolsena è un comune
della provincia di Viterbo. Dista da Viterbo circa 30 km.
Volsinii (in
latino) è stata una antica città etrusca (Velzna in etrusco) e poi
romana.
Centro politico e religioso di primaria importanza, le fonti antiche
testimoniano la sua distruzione nel 264 a.C. ad opera dei Romani, in
seguito alla quale venne rifondato il centro romano di Volsinii (detto
anche modernamente Volsinii novae), l'attuale Bolsena.
L'identificazione dell'antico centro etrusco
(modernamente indicato come Volsinii veteres) è invece discussa: secondo
l'ipotesi più accreditata si tratterebbe dell'antica Orvieto mentre
secondo altri dovrebbe essere identificata sempre con la Volsinii romana
e dunque l'attuale Bolsena. Esiste inoltre un'identificazione del sito
presso Montefiascone. Il toponimo Velzna è anche probabilmente alla base
del nome etrusco di Felsina.

La storia della città etrusca
Fece parte della lega delle dodici città etrusche (dodecapoli),
che aveva sede nel santuario federale del Fanum Voltumnae, dedicato al
dio Vertumno (Vertumnus o Vortumnus in latino), corrispondente al
Veltumna o Voltumna etrusco. La localizzazione di questo santuario non è
ancora stata precisamente identificata.
La città fu a lungo in lotta con Roma nel corso del
IV e della prima metà del
III secolo a.C., come ci racconta lo
storico romano Tito Livio:
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nel 392 a.C. (Livio, V, 31-32) venne
respinta un'incursione dei Volsiniesi nel territorio romano
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nel 308 a.C. (Livio, IX, 41) il console
Publio Decio Mure conquistò dei centri fortificati nel suo
territorio;
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nel 294 a.C.
(Livio, X, 37) il console Lucio Postumio Megello sconfisse
in una battaglia presso la stessa città, i Volsiniesi,
alleati con le città etrusche di
Perusia
e Arretium,
costringendo gli Etruschi al pagamento di un ingente tributo
e ad accettare una pace di quarant'anni;
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nel 280 a.C. (Livio, epitome, XI) la
città, alleata con Vulci, fu nuovamente sconfitta e
soggiogata, come riportano i Fasti capitolini.
Valerio Massimo (IX,1)
cita Volsinii come ricca e ordinata città, ma ne ne racconta
anche la decadenza morale (dal suo punto di vista), per avervi
preso il sopravvento le classi servili. Probabilmente un governo
popolare aveva rimpiazzato un governo oligarchico filoromano e i
Romani intervennero per ripristinare la situazione a loro
favorevole, con una spedizione guidata dal console Quinto Fabio
Gurgite.
Morto questi in battaglia, nel 264 a.C. il console Marco Fulvio
Flacco fu inviato contro la città per domare la ribellione e la
distrusse. Venne riportato a Roma un ricco bottino, tra cui
numerosissime statue in bronzo, offerte in dono agli dei: negli
scavi del santuario dell'area sacra di Sant'Omobono a Roma, è
stata rinvenuta la base di uno di questi donari, identificato
dall'iscrizione di dedica del console Flacco. Fu inoltre
edificato sull'Aventino (secondo l'uso romano dell'evocatio) un
tempio dedicato al dio Vertumnus o Vortumnus, dove sarebbero
state presenti pitture raffiguranti il console Flacco quale
trionfatore.
L'autore bizantino Giovanni Zonara ("Epitome storica", 8, 7,
4-8) riferisce che la città venne quindi nuovamente rifondata in
luogo diverso.
Plinio il Vecchio (Naturalis historia, II, 53) cita Volsinii,
come ricchissima città degli Etruschi, e la dice interamente
distrutta ad opera di un fulmine.
La città romana
Volsinii fu in seguito un municipio romano,
facente parte della regio VII Etruria di età augustea,
identificato con l'attuale Bolsena, che conserva cospicui resti
antichi nell'attuale zona archeologica romana. Nel municipio
nacquero il potente Seiano e lo stoico Musonio Rufo.
La questione dell'identificazione
della città etrusca
L'identificazione della Velzna-Volsinii
etrusca con Orvieto venne inizialmente fissata nel 1828 da K. O.
Müller. I successivi scavi ottocenteschi riportarono alla luce
le vaste necropoli del centro etrusco e i resti di un tempio
urbano, testimoniando l'importanza della città. Altri resti
testimoniano dell'esistenza dell'abitato già a partire dall'età
del bronzo e nella fase villanoviana.
Il nome di Orvieto deriverebbe da Urbs vetus, come attesta
Procopio di Cesarea (Guerra Gotica, 2,20,7-12), che le
attribuisce il nome di Οὐρβιβεντός-Ourbibentos.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, alcuni scavi condotti dalla
Scuola Archeologica Francese, rimisero in luce alcuni resti
attribuiti ad epoca etrusca al di sotto della città romana di
Bolsena, dando origine all'ipotesi di una continuità di
insediamento tra la Velzna-Volsinii etrusca e la Volsinii
romana. Per la grande città etrusca i cui resti erano stati
rinvenuti ad Orvieto venne proposta in alternativa
l'identificazione con il centro di Salpinum, menzionato dalle
fonti come alleato di Volsinii contro i Romani.
L'ipotesi venne in seguito abbandonata, e si è ritenuto
piuttosto che la rifondazione di una nuova Volsinii romana dopo
il 264 a.C. sia avvenuta spostandone gli abitanti superstiti in
un piccolo centro vicino già esistente.
Recentemente si sono avuti altri ritrovamenti di strutture,
interpretate come parte della cinta muraria del centro etrusco
bolsenese. Si tratta di tratti di un muro, costituito da due
cortine in opera quadrata in blocchi di tufo, disposti di testa
e di taglio e posti in opera senza grappe o malta di fissaggio,
con riempimento intermedio di pietrame. Il muro raggiunge in
alcuni punti lo spessore di circa 3 m e permette di ricostruire
un perimetro di circa 5 km. Intorno alla città si trovano
inoltre anche diverse aree funerarie, che hanno restituito
materiali datati tra il VI e il IV secolo a.C.
Tradizioni e feste
- 24 luglio Santa Cristina, martire. La
sera del 23 luglio si svolge la Sacra rappresentazione dei
Misteri di Santa Cristina: alcuni quadri viventi, detti
Misteri, vengono allestiti per ricordare le sofferenze della
santa bambina. La processione con la statua di Santa
Cristina sosta davanti a ciascuna rappresentazione,
percorrendo la strada dalla Basilica fino alla Chiesa del
Santissimo Salvatore. I costumi e l'allestimento sono
particolarmente curati e le suddivisioni dei ruoli e dei
diversi allestimenti seguono una tradizione che si tramanda
di padre in figlio. La mattina successiva la processione con
la Santa parte dalla Chiesa del Santissimo Salvatore fino a
ritornare a Santa Cristina, sostando davanti a nuove
rappresentazioni che vengono allestite.
Misteri di Santa Cristina 2005 - Quadro della Ruota
- La tradizione cristiana ricorda il
miracolo eucaristico, avvenuto a Bolsena nel 1263. Un prete
di origine boema, durante la celebrazione dell'Eucarestia
sulla tomba di Santa Cristina, avrebbe avuto dei dubbi sulla
transustanziazione. D'un tratto del sangue, sgorgato
dall'Ostia consacrata, bagnò il corporale e i lini
liturgici. Papa Urbano IV, che si trovava nella vicina
Orvieto, fu informato dell'accaduto e mandò il vescovo
Giacomo per controllare la situazione, con il compito di
portare con sé il sacro lino insanguinato. Nel 1264 il Papa
promulgò la Bolla Transiturus che istituiva la Festa del
Corpus Domini. A Bolsena sono custodite le sacre pietre, di
cui una è sempre esposta alla venerazione dei fedeli.
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