Storia
Antichità
Pur in presenza di abbondanti ed importanti
ritrovamenti archeologici risalenti anche al IV millennio a.C.,
i primi documenti che testimoniano di Colle di Val d'Elsa,
risalgono al X secolo, ma solo successivamente, tra l'XI ed il
XII secolo, la città acquista la propria identità. La storia e
l'identità di Colle di Val d'Elsa, nascono e si sviluppano,
unitamente a quella delle altre località dell'Alta Valdelsa (San
Gimignano, Poggibonsi e Casole d'Elsa), all'ombra di signorie
sia ecclesiastiche sia civili. Non va dimenticato che nell'Alta
Valdelsa passavano la Via Francigena e le sue varianti
apportando una notevole mole di traffici di merci e uomini e,
quindi, garantendo un reddito sicuro.
Il
Medioevo
Si può pertanto capire facilmente come il
possesso di certe zone potesse essere strategico per lo sviluppo
ed il potere non solo delle famiglie nobili ma anche dei
potentati ecclesiastici come la diocesi di Volterra che su
queste zone vantava diritti. In più la Valdelsa era terra di
confine tra le potenze nemiche di Firenze e Siena. Nel
1155/1156, fu iniziata l'edificazione di Poggio Bonizzo (o
Bonizio, l'attuale Poggibonsi) con la benedizione di papa
Adriano IV che lo mise sotto la giurisdizione della diocesi di
Siena attirandosi le ire di Firenze. Nacque in tal modo il
percorso di fondovalle della Via Francigena, a scapito di quello
più a monte. Nel 1176 fu stipulata la pace tra Firenze e Siena,
ma già forse nello stesso anno si ha la trasformazione di Colle
in funzione antipoggibonsese per volere di Firenze, attraverso
l'inurbazione massiccia del suo territorio (venivano infatti
concesse facilitazioni a chi vi si stabiliva). Era allora papa
il senese Alessandro III (morirà nel 1181) che affidò l'incarico
di arciprete della Pieve a Elsa, ad “Aelsae” (vicino
dell'odierna Gracciano di Colle Val d'Elsa), a Alberto. La pieve
era posta lungo il tracciato della francigena e, nonostante
fosse nel territorio posto siotto la giurisdizione del vescovo
di Volterra, era immediatamente soggetta alla Santa Sede in
quanto nominata “nullius Dioecesis”. Era evidente come la scelta
operata dal Papa senese avesse il fine di controllare
direttamente i territori intorno a Colle. Non infrequenti erano
le guerre tra i comuni vicini, come nel caso della Guerra di
Casaglia del 1199 che vide opposti Colle di Val d'Elsa e San
Gimignano contro Poggibonsi, con conseguenti razzie e
distruzioni. All'alleanza tra Colle e San Gimignano contro
Poggibonsi si aggiunse Semifonte, decisa a non rimanere isolata;
l'intesa prevedeva anche la guerra contro Firenze e Siena, in
caso di un loro intervento contro Semifonte. Colle, nel 1201,
sigla la pace con Volterra e con Casole d'Elsa; dopo l'accordo
di Fonterutoli tra Firenze e Siena, quest’ultima dichiara guerra
a Colle con il fine ultimo di lasciare da sola Semifonte. L'anno
successivo, Colle, in seguito ad un nuovo accordo, fu obbligata
da Siena a rompere l’alleanza con Semifonte. Comunque, tenendo
fede al vecchio accordo i colligiani non intervennero mai contro
Semifonte che venne definitivamente sconfitta e distrutta nel
1202. Le proprietà e le delimitazioni dei territori erano
confuse e, dopo la guerra, nel 1209, i confini furono stabiliti
in modo scrupoloso.
Colle di Val d'Elsa è legato allo sviluppo delle famiglie dei
conti Alberti e Aldobrandeschi che avevano alcune proprietà ed
altre le avevano acquisite, anche in seguito ai contrasti
intervenuti, dalla diocesi di Volterra. Gli Aldobrandeschi,
ottennero il controllo della Badia di Spugna, che dipendeva
dalla Pieve a Elsa, che era diventata «nullius diocesis» per
bolla papale e si era così svincolata dalla diocesi di Volterra,
e delle terre intorno, da Gracciano (il principale insediamento
colligiano nell'XI secolo) fino a Piticciano (il nucleo più
antico del Castello di Colle). L'Abate di Spugna promosse la
costruzione delle Gore per fornire energia motrice ai numerosi
mulini, e cercò di attirare popolazione intorno al castello di
Piticciano che viene chiamato «Castelnuovo de' Franchi» e che si
allargò fino a dove ora sorge il Palazzo Campana, dirimpetto al
vicinissimo Borgo di Santa Caterina, che si sviluppò
autonomamente. Nel frattempo, per sfuggire alle incursioni ed
alle devastazione delle truppe senesi gli abitanti di Gracciano
si erano traferiti presso il Castello di Piticciano, dando nuovo
impulso al suo sviluppo. È di questo periodo la costruzione di
un secondo tratto di gore.
Il
Libero Comune
All'inizio del Duecento quindi Colle è già
organizzato in libero Comune ed ha già raggiunto una notevole
importanza grazie all'abbondanza d'acqua che opportunamente
canalizzata nelle cosiddette "gore" ne ha favorito lo sviluppo.
Intanto le gore danno notevole impulso all'economia locale,
tanto che nel 1216 il Podestà di Poggibonsi si vide costretto a
riconoscere il diritto di passaggio per i mulini di Colle.
Vengono quindi stabilite alleanze con San Gimignano e Casole
d'Elsa. Colle nel 1245 appoggia quindi la causa imperiale di
Federico II che gli concede protezione e riconosce la sua
giurisdizione sui territori contesi con Siena, come il Castello
di Paurano, Collalto, Montevasoni e Partena. Ancora nel 1260 i
colligiani, unitamente a San Gimignano, riconoscono il potere di
Carlo d'Angiò e nel 1267, dopo una breve parentesi ghibellina
susseguente alla sconfitta di Montaperti del 1260, per decisione
del Consiglio Generale del Comune, viene giurata fedeltà allo
schieramento guelfo. Tale alleanza, che aveva contrariato non
poco Siena tanto che nel 1260 le truppe senesi avevano distrutto
Gracciano, culminerà nella battaglia di Colle del 1269 tra
guelfi e ghibellini, che vide Colle, alleata di Firenze,
sconfiggere Siena con notevoli ripercussioni sull'assetto
politico della Toscana (la battaglia è stata cantata anche da
Dante, nella Divina Commedia, nel XIII canto del Purgatorio).
Nel 1301 Colle si trova alleata con Firenze, Lucca, Siena,
Prato, S. Gimignano e altri castelli contro Pistoia nella
"guerra dei cinque anni". Nel 1307 Colle, sulla base di spinte
popolari, si da un nuovo Statuto che regolamenta la vita
cittadina e gli organi di governo: vi sono un Capitano del
Popolo, un Podestà (che dura in carica sei mesi), un Camerlengo
Generale (che cura le entrate e le uscite di denaro pubblico),
un Ufficiale di Gabella, Dodici Governatori, eletti ogni due
mesi tra i membri del Consiglio del Capitano, cui si affianca il
Consiglio Generale del Podestà; in ogni organo è garantita la
presenza dei rappresentanti di tutte le contrade. Capitano del
Popolo e Podestà, una volta terminato il loro incarico, sono
sottoposti al giudizio di “sindaci” e tenuti ad accettare le
loro conclusioni. La giustizia viene amministrata da Giudici
“forestieri” appositamente nominati e sono previste varie fasi
di giudizio.
Essendosi schierata con i Guelfi, Colle lotta
contro Arrigo VII e nel 1311 rafforza le sue fortificazioni. Con
la morte di Arrigo VII ed il successo di Uguccione della
Faggiola i Ghibellini prendono però il sopravvento che ha
comunque breve durata per la caduta in disgrazia di Uguccione e
la pace tra Guelfi, Pisani e Lucchesi sancita da Roberto d'Angiò
nel 1316. In seguito si registrano moti di rivolta, subito
sedati, e viene nominato capitano il ghibellino colligiano
Albizzo di Scolaio dei Trancredi, “magnate” ed Arciprete, in
barba agli statuti popolari del 1307. Si inizia così un periodo
di semi-tirannia che vedrà il suo epilogo con la sommossa del
1331 che porterà al ristabilimento della preesistente situazione
con l'arresto del “tiranno” (che sarà strangolato in carcere) e
la confisca dei beni e dei possedimenti di famiglia. Vengono
quindi rivisti gli Statuti comunali e viene rinsaldata
l'alleanza con Firenze che chiede aiuto ai Colligiani in
occasione delle guerre contro Verona e Lucca. La città si
allarga nel “Piano” e subisce un incremento demografico per
l'arrivo di persone dal contado e da tutte le località vicine
(San Gimignano, Poggibonsi, Staggia, Casole, e anche da Siena).
L'economia colligiana vive un fiorente periodo. Dopo le congiure
e le lotte intestine di Firenze del 1340, nel 1342 Colle
(nonostante la rivolta capeggiata dai Guidotti e dal figlio da
Barone di Angelo dei Tancredi, che voleva vendicarsi dei lunghi
anni di prigione e della fine inflitta alla sua famiglia, ma
subito duramente sedata), seguendo le decisioni già adottate da
altre città toscane (Arezzo, Volterra, Pistoia, ecc.) si
sottomette al Duca di Atene, nuovo Signore di Firenze. Il libero
Comune di Colle, a cui re Manfredi ha concesso protezione ed
autonomia, entra a far parte della Lega di tutte le città guelfe
della Tuscia, con Firenze, Perugia, Siena, Arezzo, Pistoia,
Volterra, Prato, San Miniato e San Gimignano. Negli anni
successivi vengono di nuovo rivisti gli Statuti anche con la
supervisione di riformatori fiorentini, ma senza stravolgere il
dettato di quelli preesistenti. Con la peste nera del 1348, che
causa un forte decremento demografico, si ha una specie di
rivoluzione nell'economia colligiana: salgono alla ribalta nuove
famiglie che prendono in gestione dal Comune i mulini e
intraprendono nuove attività, principalmente la lavorazione
della lana, delle armi e della carta. Il ceto medio (notai,
mercanti ed artigiani) prende in mano le redini del Comune. Gli
artigiani minori (fabbri, maniscalchi, calzolai, ecc.) hanno le
loro prime “associazioni “di categoria.
Per tutto il XIV secolo il territorio di Colle, come gran parte
della Toscana e dell'Italia intera, vede il passaggio delle
Compagnie di Ventura ed a volte i loro saccheggi. Tra i
condottieri che transitano o che si stanziano a Colle sono degni
di citazione Bernardo della Serra, Alberico da Barbiano, Diego
della Ratta, Gualtieri di Brienne, Uguccione della Faggiuola,
Amerigo di Narbona e Giovanni Acuto. All'inizio del 1400 Colle è
soggetta al pagamento di tributi in favore di Firenze per
sostenere la lotta con i Visconti di Milano che avevano
allargato la loro sfera d'influenza a Pisa e Siena.
Nel 1479, dopo il lungo assedio delle truppe del Duca Alfonso di
Calabria del 1479 Colle, stremata e affamata, dovette arrendersi
agli Aragonesi, senza avere tentato un'ultima strenua difesa
dando fuoco al Borgo di S. Caterina e distruggendo il Ponte del
Campana che dava l'accesso al Castello. L'eroica resistenza non
passo inosservata neppure ai vincitori: il Duca stesso ebbe a
dire: «Se i regnicoli miei vassalli fossero stati tutti
valorosi, fedeli e obbedienti come trovai i colligiani, mi sarei
impadronito di tutto il mondo. Sia luogo alla ricompensa». Nel
1481 Colle ritorna sotto Firenze grazie anche alla mediazione di
Lorenzo il Magnifico, grato perché il lungo assedio aveva
permesso alla città alleata di Firenze, che non aveva potuto
portare gli aiuti necessari, di approntare le proprie difese e
portare avanti le trattative che le permisero di mantenere , in
pratica, lo statu quo. La riconoscenza di Firenze al valore ed
al coraggio dell'alleata Colle non tardò: Firenze concesse, con
deliberazione del 1 ottobre 1479, la cittadinanza fiorentina a
tutti i cittadini nati o che nasceranno a Colle, approntò
notevoli riduzioni fiscali, l'esenzione dalle gabelle per i
manufatti prodotti a Colle e contribuì alla ricostruzione delle
opere di difesa andate distrutte ed a nuovi potenziamenti del
sistema delle fortificazioni.
Il
Rinascimento
Solo in seguito alla caduta della Repubblica
di Siena, nel 1555, a cui collabora anche Giacomo Malatesta da
Sogliano che si stabilisce a Colle alla cui guardia è preposto,
iniziò per Colle un lungo periodo di pace. Successivamente Colle
continua a gravitare nell'orbita di Firenze e dei Medici anche
grazie ai Colligiani impegnati nell'amministrazione della città
gigliata come uomini di fiducia dei principi.
Nel 1592, mantenendo una solenne promessa del 1581, il Granduca
di Toscana Francesco de' Medici elevò Colle a città e con Bolla
di Papa Clemente VIII, datata 5 giugno, su supplica dello stesso
Granduca, Colle venne proclamata sede di una nuova diocesi.
Primo vescovo fu nominato il colligiano Usimbardo Usimbardi. In
seguito Colle fu interessata da disastrose alluvioni nel 1603 e
nel 1618, e ebbe un notevole calo demografico in seguito alla
peste che arrivò a Colle nell'agosto del 1630. La città viene
abbellita nei palazzi e nelle chiese e si arricchisce di opere
d'arte. Vengono costruiti l'Ospedale di San Lorenzo ed il Teatro
dei Varii, vengono demolite le numerose porte di accesso alla
città. In questo periodo gode dei favori dei Granduchi, colpiti
e compiaciuti dalle tante attività e dai prodotti colligiani, e
devoti alla reliquia del Sacro Chiodo della Crocifissione.
Vengono anche rafforzate le misure di difesa e la cinta muraria.
Nel 1750 il Granduca di Toscana Francesco II nomina Colle città
"nobile"
Storia
moderna
All'inizio del XIX secolo Colle, come gran
parte dell'Italia, fu invasa dalle truppe napoleoniche che
restarono nel suo territorio fino al 1814.
Nel XIX secolo Colle si dimostra entusiasta delle concessioni
liberali dei Granduchi.
La Carboneria fa proseliti anche a Colle (tra gli affiliati
anche gli operai della Vetreria Schimdt) e dalla città partono
spedizioni di volontari per partecipare alle guerre per
l'unificazione dell'Italia. Con l'unità, che vede Colle
accorpata nella provincia di Siena, a causa della confusione che
regnava nei toponimi, Colle, in base ad una delibera del
Consiglio Comunale e con Regio Decreto del 21 settembre 1862,
varia la propria denominazione dal semplice Colle in Colle di
Val d'Elsa. Nel 1863 nasce la biblioteca popolare circolante, a
cura della Società Operaia di Mutuo Soccorso, il primo nucleo
della Biblioteca Comunale colligiana, una delle più antiche
biblioteche pubbliche d'Italia. Nel 1867 Giuseppe Garibaldi
visita la città ed in quella occasione verrà fondata la “Società
Democratica” la cui vice presidenza viene offerta da Ettore
Capresi proprio all'eroe dei due mondi e che, insieme alla
“Società Operaia” intendeva organizzare la classe proletaria. La
città è animata da fermenti culturali che prendono avvio dalle
lotte sociali dei numerosi operai delle industrie e si afferma
il socialismo, che nel 1897 porterà un proprio rappresentante
(Antonio Salvetti) alla guida della città, facendo di Colle uno
dei primi comuni socialisti d'Italia. In città si stampano
periodioci politici come "L'Elsa", di ispirazione socialista, il
cui posto sarà poi preso da La Martinella che diverrà l'organo
ufficiale del socialismo toscano. Esclusa dai nuovi tracciati
della Cassia e della linea ferroviaria Empoli-Siena, nel 1885
viene inaugurata la ferrovia Colle di Val d'Elsa-Poggibonsi.
Storia
Contemporanea
Molti i caduti colligiani durante la prima
guerra mondiale, tanto che nel 1925 Sua Maestà Re Vittorio
Emanuele III inaugurerà il monumento ai caduti in Piazza
Arnolfo. Il 29 luglio 1943 una manifestazione popolare viene
repressa dalle forze di polizia, che sparano uccidendo un
dimostrante e ferendone altri 11. Il 15 e 16 febbraio 1944 ha
subito i bombardamenti aerei alleati, con 113 morti. Un tributo
di sangue è stato donato anche alla lotta partigiana che si
svolgeva sulla Montagnola (Eccidio di Montemaggio) in Berignone
e sulle Carline. Il dopoguerra vede Colle di Val d'Elsa alle
prese con la ricostruzione. Nel referendum tra Monarchia e
Repubblica, quest'ultima ottenne 6.541 voti contro 945.
Nel febbraio 1952, avvenne un episodio che ebbe vasta risonanza.
Si era in pieno periodo di lotta dei contadini che portavano
avanti le loro rivendicazioni e lottavano contro gli sfratti dei
mezzadri. Vi erano state delle manifestazioni di protesta che
seguirono ad alcuni sfratti, tra cui quello della famiglia Bugno
dall'Azienda di Mugnano. Alcuni colpi partiti accidentalmente
dal mitra del Comandante della Stazione dei Carabinieri di Colle
Val d'Elsa, ferirono tre persone. Subito salì la protesta e ne
seguirono scioperi in diverse città e scontri con le forze
dell'ordine.
Dal 2001 l'amministrazione comunale ha concesso in uso un
terreno per la costruzione del nuovo centro culturale islamico
(moschea). Ciò ha portato a molte polemiche di una parte della
popolazione che ha richiesto, nell'agosto 2006 anche un
referendum, giudicato inammissibile dal consiglio comunale.
Territorio
Colle di Val d'Elsa presenta una
conformazione urbanistica particolare. Il centro storico si è
formato dall'unione del terzo di Castello con il terzo di Santa
Caterina ed a questi si aggiungeva il Piano (il Borgo San Iacopo)
nella parte bassa della città. I terzi nati e fortificati in
tempi diversi avevano dato luogo ad una serie di cinte murarie,
di cui rimane solamente la parte di castello mentre della
restante cinta muraria è visibile solamente qualche traccia tra
le abitazioni. Lungo la cinta muraria si aprivano una serie di
porte.
Nel Castello: la Porta a Ripa (in corrispondenza del Palazzo
Campana) e la Porta al Canto (demolita nel 1876, sopra Il
Baluardo); nel Borgo di Santa Caterina: la Porta Passerina (di
lato al Palazzo Campana sulla via sottostante), la Porta
Fontanelle (di fronte alla Chiesa di Santa Caterina), la porta
Selva (distrutta nel 1479 adiacente la Porta Nova), la porta
Vecchia (in prossimità del torrione e della attuale Porta Nuova)
e la Porta Nova (ancora esistente che ha sostituito la porta
Vecchia); nel Piano erano invece ubicate la porta Vallisbona
(demolita nel 1820, all'interno della cinta muraria nella
attuale Piazza Bartolomeo Scala), la porta Fiorentina (demolita
nel 1880, tra le attuali Via Botroni e Via Cesare Battisti), la
porta Oliviera (demolita nel 1820, all'interno della cinta
muraria tra le attuali Via Mazzini e Via dei Fossi), la porta
Orlandi (all'interno della cinta muraria nell'attuale Via delle
Carbonaie), la porta Riccia (anch'essa interna, demolita nel
1835 ed ubicata nell'attuale Viale Matteotti) e la porta Guelfa
(tuttora esistente ed ubicata alla congiungimento tra Via
Garibaldi, Viale Matteotti e Via della Pieve in Piano, vicino
alla Chiesa di Sant'Agostino).
Nella parte alta della città, troviamo la suggestiva Via del
Castello, che si apre con l'arco rinascimentale di Palazzo
Campana che permette l'accesso a quello che una volta era
chiamato il Castello di Piticciano. Nel cuore di Colle si
trovano numerosi edifici medievali e rinascimentali di grande
valore artistico, come il Palazzo del Capitano (poi Palazzo
Luci), il Palazzo Morozzi, il Palazzo Giusti, il Palazzo Dini,
il Palazzo del Comune o dei Priori, il Palazzo Pretorio. Nei
pressi di Piazza del Duomo di lato alla cattedrale, si trova il
Palazzo del Podestà, che oggi ospita il Museo Archeologico
intitolato all'archeologo "Ranuccio Bianchi Baldinelli".
Proseguendo per Via Francesco Campana troviamo altri
significativi palazzi patrizi di epoca medievale e
rinascimentale, come il Palazzo Renieri, il Palazzo Buoninsegni,
il Palazzo Apolloni, il Palazzo Palazzuoli, il Palazzo Ceramelli
e il Palazzo Portigiani, un edificio tardo-rinascimentale che
ospita l’attuale sede comunale. Nella parte alta di Colle erano
anche numerose le torri sui palazzi delle famiglie più in vista
ma attualmente, ne rimangono, oltre alla torre del Duomo, solo
due, quella di Arnolfo e quella dirimpettaia dei Pasci; delle
altre sono visibili solo i tronconi addossati ai palazzi, come
per la torre del Comune svettante sul Palazzo Pretorio.
Le chiese
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Duomo di Colle di Val d'Elsa
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Pieve a Elsa
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Chiesa di Santa Maria in Canonica
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Chiesa di San Pietro
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Chiesa di Sant'Agostino
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Chiesa di Santa Caterina
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Chiesa di Fabbricciano
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Chiesa di San Biagio
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Convento di San Francesco
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Santuario di Santa Maria delle
Grazie
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Abbazia di Santa Maria Assunta a
Conèo
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Chiesa di Santa Maria Assunta a
Spugna
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Abbazia di Spugna
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Santuario della Beata Vergine del
Renaio
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Pieve dei Santi Ippolito e
Cassiano a Conèo
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Chiesa di San Marziale
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Chiesa di San Bartolomeo a
Campiglia
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Cripta della Misericordia
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Sant'Agostino
Edifici civili e religiosi
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Casa-Torre di
Arnolfo di Cambio
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Palazzo Pretorio
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Palazzo Campana
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Palazzo del Comune
o dei Priori
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Palazzo Vescovile
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Porta Nova
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Conservatorio di
San Pietro
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Ospedale di San
Lorenzo
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Teatro dei Varii
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Teatro del Popolo
-
Banca del Monte dei
Paschi di Siena
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Stazione di Colle Val d'Elsa
-
Porta Guelfa
Musei
Angoli caratteristici
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Via delle Volte
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Il Baluardo
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Le Caldane
-
Piazza Arnolfo di
Cambio
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