|
Nel 1623 Michelangelo Buonarroti il giovane,
nipote del più famoso omonimo, durante una permanenza a
Montaione presso i da Filicaja scrisse "L'Ajone", che interpreta
a suo modo la leggenda, aggiungendovi che al suo tempo nel
"palazzo" dei da Filicaja a Montaione "(…)si sguazza, e mangia
altro che ghiande / e d'un buon vino vi beon le pile".
Origini
I primi documenti che menzionano Montaione
risalgono al XIII secolo.
Il territorio era frequentato in epoca etrusca e romana, come
testimoniano i ritrovamenti archeologici (necropoli e resti di
fornaci presso Poggio all'Aglione, Bellafonte, Iano e Castelfalfi).
Sotto Poggio all'Alglione sono presenti resti
di una villa romana con pavimenti a mosaico e una cisterna per
l'acqua. L'oratorio di San Biagio, a circa 500 m dal paese,
conserva una cripta paleocristiana.
L'etimologia del nome è stata fatta risalire,
senza prove certe, ad una fondazione da parte di uno degli
ultimi duchi longobardi del ducato di Tuscia, nell'VIII secolo,
un certo Allone, da cui avrebbe preso il nome un luogo chiamato
nei documenti Mons Allonis, forse identificabile con Montaione.
La prima citazione sicura del toponimo
"Montaione" compare in un atto volterrano del 1113, e solo in un
altro atto del 1224 è attestata l'esistenza del castello e della
sua "curia" (territorio di pertinenza). L'organizzazione
comunale è documentata a partire dal 1256.
XIII e XIV secolo
Nel 1297 un accordo tra il comune di Firenze
e quello di San Miniato stabilì i confini tra i rispettivi
territori: Gambassi e Castelfiorentino erano compresi nel
territorio fiorentino, mentre Montaione spettava al territorio
sanminiatese.
La tradizione vuole che nel castello di Montaione esistessero
diverse fornaci per la produzione di bicchieri in vetro. Nel
1335 è attestata una licenza a un tal Bartolo Bennati per aprire
questa produzione a Montaione, sottoposta ad una gabella di
quindici lire, alla proibizione di impegnare nel lavoro alcun
gambassino o altri nemici del comune e all'obbligo di vendere i
bicchieri a due denari e mezzo l'uno, ovvero a mezzo denaro meno
che a Gambassi.
Nel 1368 Firenze assediò San Miniato, che aveva aderito alla
parte ghibellina e Montaione inviò un'ambasceria a Firenze per
sottomettersi, insieme al castello di Figline e ad altri borghi
del territorio. San Miniato non più sostenuta dal proprio
territorio fu presa il 9 gennaio del 1370 e Montaione passò
definitivamente sotto il dominio fiorentino, insieme a Tonda,
San Quintino, Castelnuovo, Cojano, Barbialla, Cigoli, Monte
Bicchieri, Stibbio e Leporaia. Nell'aprile dello stesso anno fu
istituita una podesteria con giurisdizione su Montaione e i
castelli di Figline e di Tonda, con sede per metà nel castello
di Montaione e per metà nel castello di Tonda. Un'altra
podesteria venne istituita per i castelli di Barbialla e
Collegalli, più tardi riunita con quella di Montaione.
Nel 1390 terminò una disputa tra Montaione e San Miniato per il
possesso della "Selva di Camporena", che sembra avesse
importanza per la produzione vetraria di Montaione: vennero
stabiliti all'interno della zona i confini tra le due
comunità[6]. Nel 1395 il castello di Castelfalfi andò distrutto
negli scontri tra Firenze e Pisa e venne in seguito ricostruito
con l'attuale aspetto.
Dal XV al XIX secolo
Pianta geometrica della Comunità
di Montaione (1866)
Nel 1452 ser Giovanni di Simone da Filicaja
acquistò il castello di Figline come base personale nella guerra
contro Pisa, e da quel momento il castello prese il nome del
nuovo signore[7]. Nel 1454 Giovanni da Filicaja fu inoltre
podestà di Montaione.
Nell'ottobre del 1529 le truppe di Carlo V
posero Firenze sotto assedio. La Valdelsa, dove i vari castelli
fiorentini si erano arresi senza combattere, vide gli scontri
tra le truppe imperiali e i fiorentini guidati da Francesco
Ferrucci, mentre nei paesi, ed anche a Montaione scoppiava
un'epidemia di peste. Con la battaglia di Gavinana e la morte
del Ferrucci, Firenze si arrese e dovette accettare il rientro
dei Medici. La Valdelsa per i danni degli eventi bellici fu
esentata dalle imposte dal governo fiorentino e furono fuse le
podesterie di Castelfiorentino e Barbialla.
Lavorazione del vetro
Proseguendo una tradizione già iniziata in
precedenza, nel corso del XV secolo si sviluppò ulteriormente la
produzione di bicchieri: numerosi bicchierai montaionesi
lavorarono a Firenze e i cristalli montaionesi sono riconosciuti
per la loro qualità: nel 1738 un bando del granduca di Toscana
ordinava che i lavoranti delle fornaci per la produzione di
vetri di Firenze dovessero essere "Maestri di Montaione e loro
figliuoli". L'ultima fornace di Montaione (di un certo Pomponi)
era ancora attiva a metà dell'‘800.
XX secolo
Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo
il territorio di Montaione subì diverse variazioni nella sua
superficie, prima con l'aggregazione delle frazioni di
Castelnuovo e di Coiano al comune di Castelfiorentino, nel 1876,
e quindi con quello della popolosa frazione di Gambassi,
divenuto comune autonomo, insieme a Varna, Catignano e Il
Castagno, nel 1917, in seguito ad una lunga discussione.
Monumenti e luoghi di
interesse
Architetture religiose
-
Chiesa di San Regolo
-
Chiesa e convento di San Vivaldo nella
omonima frazione
-
Santuario della Pietrina nei pressi della
frazione Palagio
-
Chiesa di San Bartolomeo a Santo Stefano
Architetture civili
Architetture militari
-
Castello di Iano
-
Castello di Camporena
Nominato già in un documento volterrano del
1089 e ricostruito da San Miniato nel 1122, fu poi rivendicato
da Pisa, che lo occupò nel 1329 e fu quindi distrutto dai
fiorentini.
I resti del castello sono visibili nel bosco sulla collina che
domina la valle del Roglio: una cantina, le fondamenta di un
muraglione e le basi di due torrioni. Una leggenda dice che un
passaggio sotterraneo segreto partirebbe da Camporena e
arriverebbe fino a Vignale dove, naturalmente, ci sarebbe un
grande tesoro.
Attestato come esistente nel 1138, nel 1186 fu diviso da Arrigo
VI tra il vescovo di Volterra e i conti della Gherardesca. Qui
passava il confine prima tra Firenze e San Miniato e poi tra
Firenze e Pisa. Il 9 giugno 1338 vi fu firmato l'accordo di
concordia tra Firenze e Volterra.
Abbandonato nel secondo dopoguerra, vi si conservano i resti di
un mulino, dei bastioni e, più in alto, della chiesa e della
canonica.
Il castello è nominato per la prima volta nel 1123.
Nel 1312 nella battaglia di Barbialla i conti di Collegalli
assalirono e sconfissero i soldati pisani che tornavano
dall'assedio di Firenze, alla guida di Arrigo di Lussemburgo[9].
Nel 1329 Collegalli partecipò con i suoi sindaci alla firma
della pace di Montopoli. Nel 1370 passò ai fiorentini, che vi
stabilirono una podesteria (Collegalli e Barbialla).
Il castello trasformato in villa oggi appartiene alla famiglia
Burgisser che lo acquistò nei primi anni del Novecento.
Le prime notizie di un castello di nome Figline sono degli inizi
del XII secolo: il sito del castello doveva trovarsi dove ora è
la "Villa da Filicaja", oppure spostato di qualche centinaio di
metri più a sud. Nel 1297 il castello fu distrutto e abbandonato
e successivamente ricostruito nello stesso luogo o spostato più
a nord dalla famiglia dei Figlinesi.
Nel 1452 ser Giovanni di Simone da Filicaja acquistò il castello
di Figline, che da quel momento prese il nome del nuovo signore.
Il castello servì da base alle truppe fiorentine guidate da
Antonio da Filicaja, Averardo Salviati e Niccolò Capponi che
entrarono vittoriose a a Pisa l'8 giugno del 1509.
Il castello fu anche dimora del poeta Vincenzo da Filicaja.
Durante i secoli il piccolo borgo subì diverse trasformazioni e
oggi ha più l'aspetto di una villa che di un centro abitato. È
rimasto di proprietà della omonima famiglia.
Fu in possesso dei conti Cadolingi e dei conti della Gherardesca
già prima del 1109. Nel 1186 passò al vescovo di Volterra e
quindi al comune di San Miniato. Nel 1370 passò a Firenze, nel
1431 fu conquistato dai pisani per essere poi liberato dai
fiorentini ed infine saccheggiato ancora dai pisani.
È stato completamente ristrutturato negli anni '80 da Raul
Gardini ed attualmente è utilizzato come foresteria di una
multinazionale.
Secondo la tradizione sarebbe stato fondato dal longobardo
Faolfi agli inizi dell'VIII secolo, dal quale sarebbe derivato
il nome di castrum Faolfi, poi mutato in Castelfalfi. Compare
citato in un documento di donazione del 745 da parte di Walfredo
di Ratgauso della Gherardesca alla Badia di Monteverdi in
Maremma.
Nel 1139 fu venduto da Ranieri della Gherardesca al vescovo di
Volterra e nel Duecento il piviere di Castelfalfi aveva 13
chiese suffraganee.
Nel 1475 gli allora proprietari, Giovanni di Francesco Gaetani e
sua moglie Costanza de' Medici, ristrutturarono il castello e vi
costruirono l'adiacente villa. Castelfalfi fu saccheggiato e
incendiato nel 1554 dalle milizie di Piero Strozzi al tempo
della guerra fra Firenze e Siena. Passò poi ai Medici
Tornaquinci.
Nominato per la prima volta in un documento volterrano del 1161,
fu assegnato in feudo nel 1212, insieme ad altri beni, ai
fratelli pisani Ventilio e Guido di Ildebrandino[10]. In seguito
il castello passò al conte Ranieri della Gherardesca e fu
venduto nel 1267 al comune di San Miniato per 833 lire, 6 soldi
e 8 denari. Passato a Firenze nel 1370, nel 1379 fu assegnato
alla podesteria di Montaione, della quale fu sede insieme a
Figline.
Il borgo è proprietà di una società svizzera e dopo i restauri
adibito a struttura turistica.
Il castello è menzionato la prima volta nel
1186, in occasione della sua donazione da parte dell'imperatore
Arrigo VI al vescovo di Volterra (Ildebrando Pannocchieschi].
Il borgo conserva una stretta strada principale e angusti
vicoli, il pozzo e i resti di una vecchia cappella. È tuttora
abitato.
Attestato nelle fonti già nel 1004, di
incerta identificazione, probabilmente non lontano da Barbialla.
Il castello è nominato per la prima volta in
un atto nel 1182. Si conservano su un rilievo alla spalle della
chiesa di San Bartolomeo e presso una fattoria, i resti del
cassero, sottoposti recentemente ad indagini archeologiche.
Siti archeologici
Aree naturali
-
"bosco delle Corbezzolaie", dove
sopravvive una faggeta eterotropica posta ad un'altitudine
insolitamente bassa, insieme a flora di elementi colchici a
laurifille e ad una consistente popolazione della rara e
protetta salamandra dagli occhiali, dal 2007 area naturale
protetta di interesse locale "Alta valle del torrente
Carfalo".
Cultura
Musei
Personalità legate a
Montaione
-
Nel 1582 Montaione diede i natali a
Cristoforo di Francesco del Bianco, che fu segretario di
Scipione Ammirato, l'autore delle "Istorie Fiorentine" e
alla sua morte ne ereditò i beni ed il nome (Scipione
Ammirato il Giovane) e ne fece pubblicare le opere. Fu
inoltre dottore in teologia, segretario di Ferdinando I de'
Medici, per il quale si recò anche presso la corte francese.
A lui si deve la ricostruzione della chiesa di San Regolo a
Montaione, nella quale fu quindi sepolto, con una spesa di
14.000 scudi e un lascito per l'assegnazione annuale di una
dote ad una fanciulla povera, che rimase attivo fino agli
inizi del XX secolo.
-
Francesco Chiarenti nacque a Montaione
nel 1766, studiò medicina e formulò un'interessante teoria
sui vasi linfatici. Si occupò di agricoltura e pubblicò
importanti testi, per cui fu socio delle principali
accademie d'Inghilterra e di Francia. Durante l'occupazione
napoleonica, fece parte del triumvirato che governò la
Toscana dal 27 novembre 1800 al 27 marzo dell'anno seguente
e fu detto "dei cento giorni". Morì nel 1828 e fu sepolto a
nella chiesa di San Regolo a Montaione.
Economia
Dopo i tentativi di industrializzazione degli
anni sessanta e settanta, a partire dalla seconda metà degli
anni novanta si sono sviluppati i settori dell'agriturismo e
della produzione agricola di qualità e biologica, che hanno
generato anche un indotto nel settore dei servizi e contribuendo
al risanamento ambientale. Sono comunque presenti alcune
attività manufatturiere.
Agricoltura
Il settore primario è attivo principalmente
nella coltivazioni della vite e dell'olivo, con le relative
produzioni di vino (principalmente Chianti DOCG) e di olio extra
vergine d'oliva: Si coltiva inoltre lo zafferano e viene
prodotto miele.
In via di scomparsa ma ancora presente la
coltivazione dei cereali (essenzialmente frumento e avena) e del
girasole.
Sul territorio è presente anche una
fondazione per il recupero degli equini maltrattati, unica
esperienza di questo genere in Europa meridionale.
Industria
Il settore secondario è principalmente attivo
nelle piccole aziende di confezioni di abbigliamento e
produzione di parti per calzature. Sono presenti anche una media
industria alimentare e una di materie plastiche.
Servizi
Il settore terziario è essenzialmente
rappresentato dai servizi al turismo. Sono presenti una decina
di aziende agrituristiche, diversi alberghi e numerosi
ristoranti. Tra le strutture ricettive sono inoltre presenti
vecchi casolari di campagna ristrutturati e affittati
stagionalmente. Il comune è il più importante della provincia
per l'afflusso turistico, dopo Firenze stessa ed è stato
soprannominato il "paese del turismo verde".
Sono inoltre presenti piccole aziende di
software e di grafica.
|